Storie di Coaching

  • Orsola è bloccata: quando pensa ai grandi autori, sente che non riuscirà mai ad arrivare al loro livello. «Che vuol dire “arrivare al loro livello”?» le chiedo. Ci pensa un po’, comincia a dire qualcosa, ma non è chiaro neanche a lei: la sua è una sensazione generica che ha a che fare con la

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  • Nicola non riesce a concentrarsi: viene continuamente distratto dalle preoccupazioni, da timori che provengono dagli ambiti più svariati. «Quando ti viene da pensarci – gli chiedo – poi agisci di conseguenza per risolvere il problema?» Mi dice di no, che queste ansie lo sopraffanno soprattutto di sera e che comunque non si risolve ad agire

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  • Maria pensa continuamente al lavoro, anche quando sta a casa: le scadenze, il sovraccarico, le richieste le frullano sempre in testa. È come se il lavoro, con i suoi richiami, contaminasse la giornata di Maria anche quando non è in ufficio. In un certo modo, il lavoro sembra richiederle un’attenzione esclusiva, come a stabilire un

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  • Leonardo non era di quelli che hanno una fiducia incrollabile nelle proprie capacità e possibilità di conseguire qualsiasi obiettivo si prefiggano; come tanti altri, la sua fiducia in se stesso non era affatto spontanea, ma richiedeva sempre conferme per potersi rinsaldare. Pur avendo individuato chiaramente il suo obiettivo e pur avendo delineato un piano d’azione

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  • Irina amava l’autocritica: le sembrava un ottimo modo per liberarsi dall’illusione di essere perfetta e per fare caso a ciò che poteva essere migliorato. Ad esempio, se aveva pianificato di mettersi a scrivere un’ora la sera prima e non l’aveva fatto, si domandava: Perché? Cosa me l’ha impedito? Come posso fare, la prossima volta, per

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  • Hans aveva paura di fallire: «E se poi, una volta cominciato, non riesco a finire?» La paura lo bloccava e lui non se la sentiva di provarci nemmeno. Sessione dopo sessione, comprese che era l’aspettativa a preoccuparlo: immaginava il punto d’arrivo – quello nel quale, dopo vari tentativi e tanti sforzi, non sarebbe riuscito a

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  • Gabriella era frustrata: tante ore allo scrittoio – sulla storia, sui personaggi, sulla lingua, sullo stile – e alla fine ecco le risposte degli editori (o degli agenti): “Troppo complesso”, “Troppo già visto”, “Troppo originale” (sì: le avevano detto anche questo). “Non rientra nella nostra linea editoriale”. Una volta, in sessione, mi disse: «Certe volte

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  • Fausto sapeva che leggere è importante e voleva farlo al meglio. Però non aveva molto tempo da dedicare alla lettura: perciò, voleva leggere poche cose, ma buone. Purtroppo, si rese conto poi, quanto leggere è più importante di cosa leggere. Per diversi motivi. Perché si impara non solo da ciò che è scritto bene, ma

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  • È una domanda che tutti ci siamo posti, almeno una volta. Anche Erminia se l’era posta, di fronte a ciò che aveva scritto nei giorni precedenti, con smarrimento: Se non ho talento, pensava, tutti gli sforzi che sto facendo, tutto il tempo che sto dedicando, tutto ciò a cui sto rinunciando… a che servono? Non

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  • Donato si preoccupava per gli altri: giustamente, soprattutto nei confronti di coloro a cui teneva di più. Voleva trattarli come trattava se stesso. Il punto è che, purtroppo, non trattava se stesso come faceva con loro: prendeva tanto a cuore le loro esigenze, da arrivare a trascurare le sue… In realtà Donato faceva di più:

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