Gabriella era frustrata: tante ore allo scrittoio – sulla storia, sui personaggi, sulla lingua, sullo stile – e alla fine ecco le risposte degli editori (o degli agenti): “Troppo complesso”, “Troppo già visto”, “Troppo originale” (sì: le avevano detto anche questo). “Non rientra nella nostra linea editoriale”.
Una volta, in sessione, mi disse: «Certe volte ho proprio voglia di mollare tutto».
Le domandai: «Perché non l’hai ancora fatto? Queste cose ti capitano da tanto tempo.Perché, nonostante tutto, continui a scrivere?»
Non mi rispose subito. Si prese il suo tempo. Realizzò che c’era qualcosa di più forte della frustrazione che la spingeva ad andare avanti e mi disse:
«È il mio obiettivo a mandarmi avanti. Scrivere il mio romanzo è più importante di ogni altra cosa».
È il tuo obiettivo a definire tutto il resto: se hai chiaro quello che vuoi ottenere, saprai anche quello che sei disposto a fare (e a sopportare).
Certo: non tutto dipende solo da te. Da te però dipende la reazione a quello che fanno gli altri. Poniamo il caso: l’editore a cui lo hai inviato rifiuta il tuo manoscritto. Cosa fai: bruci i fogli e chiudi per sempre con la scrittura? Mandi tutti a quel paese e non esci di casa per una settimana? Rispondi all’editore chiedendo chiarimenti? Ringrazi per il tempo che ha dedicato alla lettura del tuo testo e domandi se in futuro potrai mandare altre proposte?
Chiariamolo subito: non esistono reazioni giuste e reazioni sbagliate. D’altro canto, neppure sono tutte uguali. Domandati:Quale reazione è più utile per me e per l’obiettivo che mi sono posto?
Abbi sempre ben chiaro davanti agli occhi l’obiettivo che ti sei scelto. Tutto il resto, per quanto importante, verrà dopo.
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