#6 – “Che cosa dovrei leggere?”

Fausto sapeva che leggere è importante e voleva farlo al meglio. Però non aveva molto tempo da dedicare alla lettura: perciò, voleva leggere poche cose, ma buone. Purtroppo, si rese conto poi,quantoleggere è più importante di cosaleggere. Per diversi motivi. Perché si impara non solo da ciò che è scritto bene, ma anche da ciò che è scritto male. Perché si viene stimolati non solo leggendo cose buone, ma anche e soprattutto leggendo cose diverse. Perché leggere tutti i giorni, costantemente, fa un effetto diverso che leggere saltuariamente, in maniera discontinua…

Inizialmente gli era sembrato strano, ma andando avanti si rese conto che a volte la quantità genera davvero la qualità. Quando si imbatté nel saggioOn Writing di Stephen King, dove si parla dell’importanza di leggere 80 libri all’anno, la cosa non gli sembrò poi così strana. Il tempo però rimaneva poco. E lui continuava a sentire una vocina ripetergli:“Perché così tanti? Se facessimo uno al mese… non andrebbe bene comunque?”

Ovviamente, uno al mese è già meglio che nessuno al mese. Perché leggere è indispensabile: se per uno chef è importante leggere i libri di cucina dei colleghi, figuriamoci quanto può essere importante per uno che… vuole scrivere libri. Leggere rinfresca e arricchisce la lingua, insegna o riporta alla memoria vocaboli ed espressioni. Fausto lo capiva bene. Come capiva cheleggere è come allenarsi in palestra: farlo quando capita, o un paio di volte alla settimana, non è come farlo tutti i giorni; e cinque minuti non danno gli stessi risultati di tre ore.

Finché un giorno, continuando a pensarci, arrivò a porsi la domanda:Come posso chiedere ai miei lettori uno sforzo – quello di leggere – che io per prima cerco di limitare al massimo?

Tornò a pensare a come aveva organizzato le sue giornate. E si rese conto che, a ben vedere, un po’ di tempo in più si poteva trovare: meno tv, meno scrolling social e il gioco era fatto. Oggi Fausto legge 2 libri alla settimana (che fa 100 all’anno). E quando avverte la stanchezza, ricorda a se stesso quello che vuole fare – scrivere – e perché vuole farlo.

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