Hans aveva paura di fallire: «E se poi, una volta cominciato, non riesco a finire?» La paura lo bloccava e lui non se la sentiva di provarci nemmeno.
Sessione dopo sessione, comprese che era l’aspettativa a preoccuparlo: immaginava il punto d’arrivo – quello nel quale, dopo vari tentativi e tanti sforzi, non sarebbe riuscito a portare a termine il compito che si era dato – e lo trovava doloroso. Gli proposi allora di usare ancora l’immaginazione: ma al contrario.Così provò a immaginare se stesso nel momento in cui il suo obiettivo era raggiunto: romanzo completato, niente da chiudere, solo testo da rivedere e da proporre a un editore. «Come ti senti?» gli chiesi. Hans si sentiva bene. Perché adesso riusciva a vedere che il suo sforzo poteva anche finire nella maniera migliore. Non era detto, certamente. Ma non era neppure impossibile: non era più soltanto una possibilità teorica, nella sua immaginazione l’aveva “visto con i propri occhi”.
Il modo in cui vediamo noi stessi alla fine del percorso è così importante da spingerci a rinunciare del tutto, quando lo temiamo; ma anche ad andare avanti nonostante le difficoltà, quando ci crediamo. Vedere in questo modo ci aiuta a valutare. A scegliere. E, qualche volta, a osare.
Lascia un commento