#9 – “Forse non sono all’altezza”

Irina amava l’autocritica: le sembrava un ottimo modo per liberarsi dall’illusione di essere perfetta e per fare caso a ciò che poteva essere migliorato. Ad esempio, se aveva pianificato di mettersi a scrivere un’ora la sera prima e non l’aveva fatto, si domandava: Perché? Cosa me l’ha impedito? Come posso fare, la prossima volta, per rispettare l’impegno?

Da un po’ di tempo, però, aveva cominciato a  sentirne il peso:continuava a pensare all’impegno non rispettato, senza passare avanti per capire come migliorare. In sostanza, rilevava l’errore ma non riusciva a progettare una soluzione. Così, l’autocritica rimaneva, ma non c’era più la fiducia nella sua capacità di cavarsi d’impaccio. Dopo un po’, finì per sentirsi inadeguata: non faceva che notare ciò che non andava, ma non sperava più di poter fare meglio.

Le dissi che l’autocritica è come una visita medica: non basta la diagnosi, ci vuole anche la terapia. Le proposi un esercizio:scrivere su un taccuino ciò che non era andato bene (a cominciare da quella volta, poche sere prima, che non si era messa a scrivere), avendo cura di segnare la data; di sforzarsi di mantenere il proposito; successivamente, una volta riuscita nell’intento, di tornare su quella pagina e annotare la nuova data, scrivendo: “Superato in data…”

Puoi farlo anche tu. Poi, all’inizio del nuovo mese, scorri tutti gli appunti del mese precedente e domandati:(Per i problemi non ancora risolti) Cosa posso fare per risolverli?(E, per i problemi risolti)Come posso fare per mantenere stabili questi risultati? Non dimenticare mai che l’autocritica, come ogni altra cosa, è buona solo nella misura in cui ti è utile a conseguire il tuo obiettivo. Non è né obbligatoria né buona in ogni caso. Se l’autocritica ti allontana dall’obiettivo, fanne tranquillamente a meno.

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