Cristina era attanagliata dal senso di colpa; ogni volta che strappava del tempo da dedicare alla scrittura, sentiva nella sua mente uno di questi rimproveri: “Stai togliendo tempo alla famiglia”; “Stai togliendo tempo al lavoro”.
Spesso, sono le voci degli altri quelle che sentiamo; quelli che ci stanno più vicino e che in genere vedono la scrittura come una perdita di tempo. Tempo che si sta sottraendo a cose “più importanti”. E non c’è dubbio che la famiglia e il lavoro siano molto importanti, ma… è veramente tutto qui?
Le chiesi di domandarsi:È davvero così? Sto davvero togliendo tempo ad altre cose che ne avrebbero più bisogno? La casa è davvero così sporca? I ragazzi sono forse rimasti senza cena? Sto trascurando mio marito, proprio adesso che so che avrebbe bisogno di me? C’è il rischio che l’auto non parta domani mattina, se non la porto subito dal meccanico?
Scrivere quando ci sono delle urgenze è probabilmente velleitario. Ma spesso le cose sembrano più urgenti di quanto lo siano davvero, solo perché non riusciamo a togliercele dalla testa. O perché non le abbiamo organizzate bene. A volte, la nostra mente ce le propone come qualcosa che non può essere rimandato perché questo è un modo perevitare di fare ciò che abbiamo deciso di fare.In questo caso, il senso di colpa ci serve come alibi per lasciar perdere senza dovercene assumere la responsabilità.
Facciamo un passo indietro. Hai deciso che vuoi scrivere un romanzo. Hai già un’idea da mettere giù – o, quanto meno, l’idea di come dovrebbe partire la storia: qualcosa da scrivere come attacco. Hai già carta e penna sotto mano – magari hai anche comprato un quaderno nuovo, o hai messo in carica il PC portatile o hai tirato fuori la tua macchina da scrivere di un tempo, vecchia ma sempre pronta a fare il suo lavoro. Hai stabilito giorno e ora per metterti alla scrivania e partire.
Adesso domandati:C’è forse qualche motivo per cui sto cercando di evitare il momento in cui mi siederò alla scrivania e metterò nero su bianco la prima parola del mio romanzo?
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