Invitai Bruno (anche questo è un nome di fantasia; tutti i nomi di queste storie di coachinglo sono) – autore all’epoca agli inizi, di cui avevo letto i primi romanzi, che mi erano piaciuti al punto di accettare di scrivere per lui la prefazione al suo ultimo romanzo – a partecipare a uno dei miei seminari di formazione. Mi rispose, senza pensarci neanche un attimo, che non se la sentiva: il rischio di perdere la sua spontaneità, anche se compensato da un aumento di conoscenza tecnica, era troppo alto per lui. Lì per lì, la cosa mi fece una pessima impressione: non avevo mai sentito dire una cosa del genere da una persona di cui apprezzavo la scrittura. Poi però mi diede da pensare: chi ero io per stabilire cosa sarebbe stato buono per lui? O quale rischio correva davvero?
La tua scrittura è nelle tue mani. Tutto potrebbe essere buono per te – ma non si può certo fare tutto contemporaneamente; né si deve fare per forza ogni cosa, prima o poi; né, ancora, è detto che questo sia il momento adatto per te per una certa cosa.
Domandati: Cosa può aiutarmi, adesso, a migliorare? Quale apporto teorico (un libro, un seminario) o pratico (un esercizio, un laboratorioonline) può essermi utile? E, a seguire: La mia scrittura mi sembra migliorata, o no?
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