Orsola è bloccata: quando pensa ai grandi autori, sente che non riuscirà mai ad arrivare al loro livello.
«Che vuol dire “arrivare al loro livello”?» le chiedo.
Ci pensa un po’, comincia a dire qualcosa, ma non è chiaro neanche a lei: la sua è una sensazione generica che ha a che fare con la notorietà e, immagina (non conoscendo i dati reali), le vendite.
«Hai mai letto i romanzi di questi autori?»
Poca roba, solo di alcuni; e, aggiunge, non è che le siano piaciuti più di tanto.
«Quindi non ti piacerebbe avere successo con dei libri come i loro»,
Lei vorrebbe, ça va sans dire,lo stesso successo mediatico e commerciale… ma con il suo romanzo.
Le ricordo il suo obiettivo: scrivere un romanzo. E la motivazione: tirar fuori quell’idea che aveva in mente da anni e che adesso è già riuscita a mettere giù per oltre metà.
«Tu puoi incidere sulla tua scrittura; sul ritmo, sui tempi. Pensi di poter fare qualcosa anche per il successo?»
Come prima risposta, dice subito di no. Ma poi, continuando a parlarne insieme, emerge l’idea di affidarsi a un professionista per la promozione: magari un ufficio stampa, o un agente letterario. Non subito, però: prima deve completare la stesura.
In sessione, il pensiero astratto si fa concreto; e l’insieme delle tante cose da fare, che si para davanti come un muro orizzontale altissimo, diventa una sequenza verticale che può essere affrontata un passo alla volta. E tu ti metti in cammino.

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