Maria pensa continuamente al lavoro, anche quando sta a casa: le scadenze, il sovraccarico, le richieste le frullano sempre in testa. È come se il lavoro, con i suoi richiami, contaminassela giornata di Maria anche quando non è in ufficio. In un certo modo, il lavoro sembra richiederle un’attenzione esclusiva, come a stabilire un monopolio.
Allora spunta l’idea di romperlo, questo monopolio. «Comincia a scrivere in ufficio – le dico. – Nei momenti liberi: la pausa-caffè, lo spacco del pranzo. Fa’ in modo che la scrittura contamini il lavoro!»
Dopo un po’, l’esperimento dà i primi risultati: non solo Maria riesce a scrivere di più, adesso che ha recuperato più tempo da dedicare alla scrittura; ma anche il pensiero delle incombenze professionali le pesa di meno: come se il lavoro, perdendo l’esclusiva dell’attenzione, avesse perso anche parte del suo potere di penetrazione nella giornata.
A volte la lotta non si vince affrontando l’avversario frontalmente, opponendosi per frenarlo; ma lasciandolo dapprima affondare e poi aggirandolo, per contrastarlo in spazi dove noi per primi non credevamo di poter entrare.

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