venerdì 5 giugno 2015

L'intransigenza di Paolo Calabrò. Recensione di Vanna Corvese per «Il Caffè» di Caserta

Ho letto in questi giorni “L’intransigenza - I gialli del Dio perverso” di Paolo Calabrò (edizione Il prato) ed è stata per me una felice scoperta: ho apprezzato l’efficacia con cui sono rappresentati alcuni caratteri e soprattutto la lucida visione che traspare dalla costruzione sapiente della vicenda, in cui un falso spirito cristiano produce azioni ignobili. Conoscevo l’autore attraverso le pagine del settimanale Il Caffè a cui collabora con la rubrica, “Considerazioni inattuali”, di grande interesse per l’acutezza delle osservazioni e la profondità delle riflessioni su fatti e idee del nostro tempo; ma
ora l’ampia narrazione mi conduce su un piano diverso, quello di un noir anomalo, in cui invenzione, riflessione e interpretazione della realtà contemporanea si fondono in un’opera avvincente. Il centro di tutta la vicenda è la misteriosa devastazione dei locali parrocchiali di San Leopoldo a Puntammare, un paesino del litorale casertano.
Non c’è stato né furto né danno alle persone e non si intravede nessun movente. L’indagine, affidata a Nico Baselice - vigile urbano - e Maurizio Auriemma - impiegato dell’ufficio tributi - ha lo scopo di allontanare i sospetti dalla giunta municipale. Il Comune è in possesso di una delle due chiavi. La signora che ha l’altra chiave è una persona fidatissima, insospettabile. Gli investigatori improvvisati non potrebbero essere più diversi tra loro, ma la loro indagine converge in un’ipotesi unica, inaspettata. A un certo punto appare eccessiva la pretesa di perfezione morale che diventa intransigenza nelle persone che gravitano intorno alla chiesa. Nella difficile ricerca della verità si costruisce tra i due investigatori improvvisati un dialogo (fatto
di parole e gesti) che, mentre rivela la diversità di caratteri, abitudini e tic che li contraddistinguono, fa emergere gradualmente in loro la
consapevolezza di una mentalità collettiva che nella gente viene prima del movente ed è più forte di ogni legge. In base a uno stravolgimento della figura di Dio, per certe persone la salvezza viene dall’applicazione di una mortificante dottrina e di una rigida morale. La verità, svelata dopo accurate indagini, corrisponde all’intenzione del colpevole di mettere a nudo un segreto doloroso. Questa rivelazione, che diventa di dominio pubblico, ha il sapore amaro della religiosità degenerata, che induce a usare il crimine a fin di bene, senza la “gioia della misericordia”. Un elemento importante nella struttura del libro è costituito dagli intermezzi in corsivo che descrivono con precisione le mosse di Nico Baselice per risolvere il cubo di Rubik, in un tentativo che si rinnova
ossessivamente, strato dopo strato. Questo per lui non è un semplice rompicapo, ma una sorta di sfida. Le fasi del gioco accompagnano lo svolgimento della storia narrata fino alla soluzione del caso e alla conclusione delle indagini. Resta l’interrogativo di Nico sulle differenti versioni che l’amico dà della propria esistenza: forse è venuto da Napoli a Puntammare per seppellire un segreto…

(«Il Caffè», 5 maggio 2015)

Paolo Calabrò

Filosofia e Noir

Madrelingua napoletano, vive a Caserta, dedicandosi alla famiglia, alla filosofia e, ovviamente, al noir. Gestisce il sito ufficiale di Maurice Bellet in italiano