lunedì 25 maggio 2015

L'intransigenza di Paolo Calabrò. Recensione di Mauro Castelli per "Economia italiana"

Un omicidio eccellente, una realtà misteriosa, l'ombra del terrorismo e... Jack Reacher

Con Lee Child torna il carismatico, insofferente eroe vagabondo. A seguire note su Noll, Calabrò e una antologia… metropolitana edita da Piemme

Non lo si può negare. L’inglese Lee Child - geniale interprete del romanzo d’azione, oltre che «il miglior autore contemporaneo di narrativa crime» secondo Haruki Murakami - ha il dono di saper raccontare come pochi altri all’insegna di una intrigante semplicità, pronta a nutrirsi, quasi senza darlo a vedere, di un inaspettato corollario di colpi di scena, trovate, intrighi, vendette, complotti e segreti. Il tutto a fronte di un protagonista che non ha un passato e forse nemmeno un futuro. Ovvero Jack Reacher,
un uomo d’azione allergico sia alla legge che alla giustizia degli altri, perché legge e giustizia ama gestirle a modo suo. Child, si diceva. Un autore ipnotico e intrigante che ha venduto oltre 50 milioni di copie in 95 Paesi (si dice che ogni venti secondi qualcuno acquisti un suo libro); una penna capace di nutrire le sue trame, semplici quanto complesse, di azione e suspense, di intrecci ben congegnati, di finali inaspettati, oltre che di processi investigativi di prim'ordine. Il tutto a fronte di una robusta padronanza delle parole e dei mezzi espressivi. Un autore che non ha quindi bisogno di presentazioni, anche se non tutti sanno che dietro questo pseudonimo si nasconde James R. Grant (cognome che si è invece tenuto stretto il fratello minore Andrew, a sua volta romanziere). E la cui vita cambiò da un giorno all'altro a causa di un licenziamento legato, si dice, a una ristrutturazione aziendale, complice forse anche il suo ruolo di rappresentante sindacale. Ma quel brutto colpo datato 1996 avrebbe rappresentato la sua fortuna, in quanto lo avrebbe indotto - per rimettere insieme i cocci di una non facile situazione - a voltare pagina. Fu così che diede alle stampe, nel giro di un anno, Killing Floor (Zona pericolosa nella versione italiana), un lavoro baciato dal successo e supportato da una lunga serie di riconoscimenti in vari Paesi, Stati Uniti compresi. La qual cosa lo avrebbe portato a trasferirsi a New York nel 1998, dove tuttora vive. Come abbiamo già avuto modo di annotare, Lee Child è nato a Coventry il 29 ottobre 1954 e ha studiato nella vicina Birmingham, dove i genitori si erano trasferiti quando lui aveva appena quattro anni. Dopo aver frequentato Legge, a 23 anni si sarebbe attivato come autore televisivo. Un'esperienza a suo dire «lunga e costruttiva, che mi avrebbe plasmato». A questo punto è interessante ricordare che quasi tutta la sua produzione (una ventina di romanzi, ai quali vanno aggiunti chissà quanti racconti) risulta legata alle avventure di Jack Reacher, un ex ufficiale della polizia statunitense che, dopo aver lasciato l'esercito con il grado di maggiore, aveva deciso di regalarsi una vita all'insegna del vagabondaggio, anche se non nel senso stretto della parola. Di fatto un personaggio fuori dagli schemi, definito dallo stesso autore come «un duro dotato di un innato senso dell'onore e della giustizia», nonché «un militare addestrato a pensare e ad agire con assoluta rapidità e determinazione». Insomma, una specie di solitario cowboy che, pur non andando in cerca di guai, è sempre disposto a dare il suo aiuto a chi si trova nei paraggi. Per poi riprendere, una volta sistemate le cose, il suo cammino senza meta. E dove incontriamo questa volta, ne Il ricercato (Longanesi, pagg. 400, euro 17,60, traduzione di Adria Tissoni), il nostro eroe? Nel posto più impensato. Come da sinossi, ci troviamo in una desolata contea del Nebraska, dove un uomo fa l’autostop nella notte. Ha il naso rotto e le poche auto che passano non lo guardano nemmeno. È appunto Jack Reacher, l’ex militare che vive ormai alla giornata e che è diretto in Virginia. Finalmente un’auto decide di fermarsi: a bordo ci sono due uomini e una donna, tutti in uniforme aziendale. Colleghi di lavoro in trasferta? Probabile, ma c’è una strana atmosfera in auto che lo mette sul chi vive. Non bastasse con il suo arrivo le cose prendono una piega sempre più inquietante. D’altra parte è bene ricordare che, a pochi chilometri di distanza, è stato scoperto un omicidio: quello di un uomo, brutalmente accoltellato, in una vecchia stazione di pompaggio. Un lavoro da professionisti, e degli assassini nessuna traccia. Anche se un testimone ha visto due uomini con le giacche sporche di sangue allontanarsi in gran fretta. Oltre tutto la vittima non è un cittadino qualsiasi: per questo si mobilitano subito l’FBI, l’Antiterrorismo e persino la CIA. Inizia così una vera e propria caccia all’uomo, nel corso della quale si profila sempre più netta l’ombra della minaccia terroristica internazionale. Guidato dal suo radicato istinto all’azione, Reacher finirà per trovarsi coinvolto in una pericolosa vicenda, mettendo a rischio (e sarà l’ennesima volta che succede) la propria vita…
Proseguiamo. Altra bella penna è quella della non più giovanissima Ingrid Noll, nata a Shanghai il 29 settembre 1935, figlia di un medico tedesco che lavorava in Cina, ma cresciuta in Germania. Una scrittrice dai tratti efficaci, che aveva esordito nel 1991 (quindi tardivamente, vale a dire dopo che i suoi tre figli si erano debitamente accasati) con Tutto solo per me, pubblicato lo scorso anno in Italia da Astoria. La quale casa editrice propone ora, dopo quello che era stato il primo, anche il suo ultimo libro: Finché brama non ci separi (pagg. 224, euro 16,00, traduzione di Margherita Belardetti). Un lavoro che non manca di farci riflettere sulla possibilità di lasciarsi andare a scelte inaspettate quanto sconvolgenti, anche da parte di chi sembra proporsi all’insegna della normalità. È il caso della bibliotecaria Karla che, arrivata a sessant’anni, decide di dimettersi per godersi la pensione. Mantenendo comunque buoni rapporti con alcuni ex colleghi, a partire dalla giovane Judith. Tutto senza scossoni, se non fosse che un bel giorno succede l’imprevisto: Karla riceve infatti un invito a colazione da Wolfram, un compagno di lavoro che aveva perso di vista. Il quale - vedovo, senza figli nonché affetto da un male incurabile - non manca di farle una strana quanto inaspettata proposta: se lei si impegnerà a prendersi cura del suo funerale e della sua tomba, erediterà un quarto della sua fortuna; se si prenderà cura di lui durante gli ultimi mesi di vita, ne erediterà la metà; se lo ucciderà su sua richiesta, erediterà tutto (inclusa una meravigliosa villa ottocentesca in una zona centrale della città). Una proposta davvero insolita, che non manca di stuzzicare la fantasia di Karla, la quale non può fare a meno di parlarne con Judith, più concreta e meno titubante di lei quando c’è da prendere una decisione. In fondo, che male c’è ad accettare le prime due offerte? Ma come comportarsi, pur avendo a che fare con un malato terminale, con la terza? Accennato alla trama, torniamo all’autrice, considerata una delle migliori gialliste tedesche, che oggi vive con il marito a Weinheim e che al suo attivo vanta una dozzina di romanzi e tre antologie di racconti tradotti in 21 lingue. Lei, ironica quanto basta, che ama intrigare con il lato oscuro della normalità, quello dal quale possono trarre linfa istinti fatali, sorretti dalle paure e dai desideri che attingono alla quotidianità. Ferma restando l'impressione - lo torniamo a ribadire - che furbescamente ami stare, oltre che dalla parte delle donne, anche da quella sbagliata del killer di turno. Che altro? I suoi lavori risultano ambientati in tranquille cittadine di provincia (come la sua); sono popolati da personaggi piccolo-borghesi; non mancano di intrigare e catturare per la semplicità del linguaggio; colpiscono per la caratura dei personaggi. Ferma restando l’ambientazione in quella specie di ingannevole terra di nessuno, dove si muovono donne a volte ingenue, altre volte scaltre o innamorate, quasi sempre sorrette dalla bellicosa animosità degli istinti che tengono banco nell’oscurità delle loro menti.
A questo punto spazio alle firme in salsa tricolore con Paolo Calabrò, al suo debutto nella narrativa di settore con L’intransigenza. I Gialli del Dio perverso (casa editrice Il Prato - tel. 049/640105, pagg. 203, euro 10,00); un autore che ha comunque già dato alle stampe due saggi filosofici su Raimon Panikkar e Maurice Bellet, del quale cura dal 2009 il sito ufficiale in italiano. Come dire, una svolta radicale e per certi versi lontana anni luce dalle sue precedenti esperienze. Che lui stesso spiega in questo modo: «Probabilmente ho scelto il giallo in quanto è il genere che più di ogni altro ho sempre amato; un genere che non pretende che sia il lettore ad andare verso lo scritto, ma cerca di trascinarlo pagina dopo pagina, disseminando indizi che hanno lo scopo di convincerlo a proseguire nella lettura sino alla fine». Si tratta di un lavoro che l’autore ha presentato al recente Salone del libro di Torino e che nasce dall’intento di essere originale: «Non i soliti commissari, ispettori e detective dotati di grande talento; non i soliti moventi, come gelosia, avidità e invidia; non i soliti brutali delitti. Volevo un'indagine umile fatta da protagonisti umili, che indagano loro malgrado e quasi a dispetto delle loro capacità anziché in virtù di esse. Forse anche per questo i miei autori italiani preferiti sono Italo Calvino e Dino Buzzati, mentre, fra i giallisti, ho un debole per Leonardo Sciascia, Fruttero&Lucentini, Massimo Carlotto». E fra gli autori napoletani, visto che è membro dell’Associazione NapoliNoir? «Certamente Giuseppe Ferrandino e Attilio Veraldi, ma ci sarebbe anche Giuseppe Montesano benché non sia un noirista. Per contro, fra gli stranieri, mi intrigano Jean-Patrick Manchette e James Crumley». Che altro? Nato a Napoli nel 1971, laureato in Scienze dell'informazione (Salerno, 1996) e in Filosofia (Napoli, 2004), ma residente da poco più di dieci anni a Caserta, Calabrò - i cui unici hobby sono la lettura e la scrittura - lavora come redattore presso la rivista Filosofia e nuovi sentieri e collabora con il mensile Lo Straniero, con il bimestrale Testimonianze nonché con alcune riviste online. Tracciato il profilo dell’autore, veniamo ora alla trama del romanzo, L’intransigenza appunto, che si propone come il primo di una serie ambientata a Puntammare, un paesino sul litorale casertano nel quale Calabrò - viene da pensare - intende dare voce alle intuizioni filosofiche e psicologiche del suo amato Bellet, cercando forse di interpretarne pensieri e, perché no, anche sofferenze. Ed è appunto qui che ci imbattiamo neiui che troviam oqui locali parrocchiali della chiesa di San Leopoldo, rettoria di proprietà comunale, devastati da chissà chi durante la notte. A prima vista sembra che l’atto vandalico possa essere opera di qualche balordo, ma la polizia sospetta collegamenti con presunti riti satanici verificatisi in passato. A sua volta al sindaco, che ha a cuore più la propria immagine che non la giustizia, non importa scoprire i colpevoli; a lui basta che la giunta municipale non resti invischiata in questa brutta faccenda, salvo magari accollarsi il merito di aver fatto risolvere il caso. E visto che non ha fondi da destinare a consulenze specialistiche, incarica due dipendenti di guardarsi intorno. Così, di punto in bianco, Nico Baselice (agente scelto della polizia locale) e Maurizio Auriemma (impiegato dell’ufficio tributi che esce di casa solo al calar del sole) si ritrovano a formare una strana coppia di investigatori (pur non fidandosi l’uno dell’altro) alle prese con un’altrettanto strana indagine. Un’indagine che rischia di coinvolgere i nomi più in vista di questo piccolo centro e di accendere le micce di uno sgradevole scandalo politico. Sta di fatto che i nostri protagonisti si troveranno a raffrontarsi con uomini che hanno sempre un secondo fine e donne “difficili” da… gestire. Finendo per scoprire che spesso la mentalità collettiva miete più vittime dei singoli moventi. Ma c’è dell’altro, in quanto sullo sfondo del romanzo il lettore (e ovviamente non solo lui) si troverà ad avere a che fare con un cristianesimo degenerato e dominato dal “Dio perverso”, in grado di ispirare nella migliore “buona fede” le azioni più ignobili. Un Dio nel nome del quale qualcuno sta facendo del male nella più profonda convinzione di star guadagnandosi il paradiso... Come riuscire allora a individuare un criminale che agisce con una sua logica consequenziale, dalla razionalità anomala? Leggere per scoprire. Ferma restando l’innata capacità di Calabrò nel rapportarsi con la quotidianità. Come quando ci troviamo a seguire il battibecco fra un padre e una figlia a causa di una mancia troppo generosa data al cameriere di un ristorante: 15 euro su un conto di 90. Con lei a giustificarsi, o meglio a controbattere, con queste parole: Ho fatto una cazzata perché ho lasciato dei soldi a uno che ne aveva più bisogno di me? Non ti fa specie invece darne sei volte tanto al ristoratore, che probabilmente non ne aveva bisogno e la vita non gli è certo cambiata? E avanti a stilettate in quella che potrebbe definirsi una specie di fiera dell’ipocrisia, stilettate che non mancheranno comunque di far riflettere. Insomma, variazioni sul tema di matrice filosofica, imbastite fra le pieghe di un complesso vissuto familiare. Che, se vogliamo essere onesti, per un verso o per l’altro ci tocca tutti da vicino.
In chiusura, per i tipi della Piemme, una stuzzicante antologia di racconti - Giallo metropoli (pagg. 210, euro 14,90) - proposti da undici variegate penne del noir italiano e liberamente tratti da altrettanti episodi criminali realmente accaduti. A firmare queste storie, drammatiche e in alcuni casi allucinanti, sono stati, in ordine alfabetico per non far torto ad alcuno, Alan D. Altieri, il trio formato da Riccardo Besola, Andrea Ferrari e Francesco Gallone, Cristina Cattaneo, Luca Crovi, Massimo Picozzi, Massimo Polidoro (considerato uno dei maggiori esperti internazionali nel campo del mistero, il quale ha anche curato la raccolta), Paolo Roversi, Simone Sarasso, Rosa Teruzzi, Nicoletta Vallorani e Giovanni Zucca. Una rosa di autori che ha dato voce a undici “palpitanti crime stories” di estrazione milanese, una città che da questo punto di vista “non si è mai fatta mancare nulla”; un luogo peraltro “brulicante di anime allo sbando, criminali dalle facce pulite, solitudini malate e predatori in agguato che, ogni tanto, riemergono dai loro nascondigli (case perbene, uffici prestigiosi, quartieri malfamati) per esplodere come bubboni”. Insomma, fatti e fattacci più o meno recenti. Come, ad esempio, il caso dell’aereo pilotato dallo svizzero Luigi Fasulo che si schiantò contro il grattacielo Pirelli; il cadavere della donna rasata ritrovata in una valigia (e qui siamo nel maggio 1903); il pericoloso e romantico bandito che faceva impazzire le donne (Renato Vallanzasca); la nube silenziosa e letale che si era sprigionata dall’Icmesa di Meda seminando morte e inquinamento; l’attacco al furgone portavalori che trasportava gli incassi di alcuni supermercati nella primavera del 1999; la brutta fine di Lea Garofalo, la collaboratrice di giustizia che nel 2009 scomparse nel nulla e i cui resti sciolti nell’acido vennero ritrovati in un terreno abbandonato dalle parti di Monza; ma anche l’episodio, non solo nazionale, legato alla strana morte dell’imprenditore Raul Gardini e via dicendo. Insomma, racconti “incalzanti come un film di Tarantino”, nei quali si ricostruiscono episodi di cronaca passati in sordina e altri che hanno invece a lungo monopolizzato l’attenzione dell’opinione pubblica. Che altro da annotare? Due buone ragioni per acquistare questo libro. La prima risulta legata alla variegata attualità delle storie nonché allo loro leggibilità; la seconda perché le royalties relative a questo lavoro saranno devolute alla onlus Soleterre - Strategie di pace, un’organizzazione umanitaria laica e indipendente che realizza progetti e attività a favore di soggetti svantaggiati e in condizione di vulnerabilità in ambito sanitario, psico-sociale, educativo e del lavoro. Ovviamente nei molti Paesi dove imperversano la povertà, la violenza e la privazione dei diritti fondamentali.

(«Economia italiana», 25 maggio 2015)

Paolo Calabrò

Filosofia e Noir

Madrelingua napoletano, vive a Caserta, dedicandosi alla famiglia, alla filosofia e, ovviamente, al noir. Gestisce il sito ufficiale di Maurice Bellet in italiano